venerdì 22 settembre 2017

Hand signed, il meglio della musica elettronica

Una rassegna, pensata come una sonorizzazione “in progress” per gli affascinanti spazi della Sala Vanni di Firenze
La Redazione
Masayoshi Fujita

Appuntamento il 30 gennaio con Masayoshi Fujita

La musica prende posto. E non è solo un modo di dire quando si parla di Hand Signed, progetto realizzato da OOH-sounds, NODE Festival e Musicus Concentus con la collaborazione del Museo Marino Marini.

Una rassegna pensata come una sonorizzazione “in progress” per gli affascinanti spazi della Sala Vanni di Firenze. Partendo dall'idea di un suono scultoreo dotato di una sua dimensione fisica, sono stati selezionati sette artisti internazionali fondamentali nella attuale scena elettronica sperimentale, accomunati da un approccio organico alla musica di ricerca, da un forte spirito di improvvisazione e dalla manipolazione analogica del suono.

Musica elettronica tra gli affreschi della Sala Vanni

Le performance entreranno in risonanza con gli spazi e gli affreschi della Sala Vanni, creando un gioco di forze in bilico fra linguaggio artistico e composizione musicale. L'obiettivo è quello di immergere il pubblico in una esperienza sensoriale profonda, nella quale la dimensione architettonica entra in relazione con la dimensione immateriale e acustica del suono.

Il primo appuntamento con Masayoshi Fujita

Protagonista del primo appuntamento, previsto per sabato 30 gennaio,  sarà il compositore e vibrafonista giapponese Masayoshi Fujita, da poco uscito con l’album “Apologues” per Erased Tapes Records. Con alle spalle una carriera da batterista Masayoshi Fujita si dedica al vibrafono come mezzo di narrazione, costruendo splendide storie dalle strutture ambient che convergono verso la neoclassica e trovano movimenti ritmici precisi e puntigliosi. Un suono sofisticato e sognante, intimo e minimalista, apologia della magnificenza dell’arte.

Il viaggio di Hand Signed proseguirà con le sognanti atmosfere disegnate dal violoncello di Oliver Coates (19/02),  i droni psichedelici di Bill Kougalis (18/03), le imprevedibili tessiture elettroacustiche di Nicola Ratti e Kassel Jaeger (09/04), la techno deviata e claustrofobica della inglese Beatrice Dillon (29/04) e la  visionaria manipolazione delle fonti sonore del veterano Philip Jeck (20/05).

Particolare cura sarà dedicata all’illuminazione, grazie a un progetto realizzato con il sostegno di Red Lighting. L’esclusivo progetto esalterà i volumi e gli affreschi della Sala Vanni, accompagnando il pubblico nella performance fin dal primo minuto.

La comunicazione è realizzata partendo dai disegni di Marco Mazzoni, tratti dalla serie “One Thousand Nine Hundred Sixty Five Pricks”, 2013. Coreografo, performer e artista visivo, è uno dei membri fondatori di Kinkaleri.

 

27 gennaio 2016
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