venerdì 19 ottobre 2018

L'ultimo dinosauro dell'età del ferro

Viaggio in una delle poche fonderie di Firenze ancora attive: la fonderia Galardi, ai 'piedi' di Ponte all'Indiano
Tiziana Alma Scalisi
Fonderia Galardi

Omero Galardi si definisce l’ultimo dei dinosauri. “Portate i ragazzi delle scuole prima che muoia l’ultimo dino” scherza. Omero ha sempre il sorriso sulle labbra, ma è un sorriso amaro, il suo, mentre vede spegnersi un’arte nell’indifferenza generale, e in una lenta agonia.

“La fonderia Galardi è nata nel 1948 dal babbo Enzo. Io sono entrato qui nel ’68 come garzone di bottega e quest’anno sono 50 anni. All’inizio c’erano 18 operai compresi il babbo e lo zio, poi nel 1985 c’è stato il passaggio di consegne. Fino al 1986 abbiamo fuso con un forno tradizionale, il 'cubilotto a carbon coke' poi per problemi di inquinamento siamo stati i primi in Italia a mettere un forno rotativo oximetan, che adopera ossigeno e metano invece che carbone. In Toscana c’erano 15 fonderie poi la crisi e il lavoro è cambiato e da 14 dipendenti siamo arrivati a cinque a mezza giornata. Non ho perso nessun cliente (sono un terzista), ma lavorano tutti molto meno e sono già 15 anni che di fonderie in Toscana non ce ne sono più a livello artigianale. È un lavoro che va a finire, io dico per scherzo che sono uno degli ultimi dinosauri”.

I segreti della fonderia

“Nell’immaginario collettivo la fonderia viene dopo la miniera – continua – la verità e che si può lavorare durando la giusta fatica ma con soddisfazione”. La fonderia è il luogo del fuoco, dove la materia si trasforma e le idee prendono forma: “Da una manciata di sabbia e con l’aiuto del fuoco si realizzano le forme - la ghisa fonde a 1250 gradi ma deve essere portata a 1400 per poter essere colata nelle forme -, è come se tutti i giorni fosse Pasqua perché quando le forme vengono aperte c’è sempre una sorpresa: e se non fossi stato bravo a fare la forma, o nella composizione della ghisa, o ad aprire l’uovo? Tutto il tempo occorso alla preparazione andrebbe perso e bisognerebbe cominciare daccapo. La tecnologia nel corso degli anni ci ha aiutato, un tempo gli strumenti erano lo spadule, il crocetto e le punte da fonderia, ma per formare un operaio ci volevano almeno 5-6 anni.
Questo mi ha insegnato il valore del tempo e dei soldi”.

Fonderia Galardi Firenze

"Si lavora sul fine"

Cosa serve per lavorare in fonderia? “Si lavora sul fine, quello che fa l’artigiano, la macchina non lo fa: ci vuole l’occhio, la mano e soprattutto tanto cuore. La sabbia, il sudicio, il fuoco – continua Galardi - sono tutte cose vive ma che si accendono solo grazie alle mani dell’artigiano, sennò restano carbone, minerale di ferro e sabbia del lago. Se non c’è l’alchimia le cose restano quelle che sono, la fonderia è uno di quei pochi lavori che vuol vedere l’uomo in faccia e al primo errore non perdona”. Uno stregone e un alchimista: per i bambini un’occasione davvero da non perdere.

22 novembre 2017
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