sabato 23 giugno 2018

A caccia dei misteri di via Palazzo dei Diavoli

Gli alunni della scuola della Montagnola mettono in pratica quanto studiato sui libri: sotto esame via Palazzo dei Diavoli, alla periferia di Firenze, con qualche sorpresa
Laura Piccioli
Via Palazzo dei Diavoli Isolotto Firenze alunni scuola Montagnola

Via Palazzo dei Diavoli è una delle strade storiche dell'Isolotto e nasconde curiosità e misteri tra i suoi edifici del passato. Gli alunni delle classi quinte della scuola primaria della Montagnola, insieme alle insegnanti, hanno preso in esame questa via, studiandone ogni dettaglio con l’obiettivo di realizzare entro l’anno un volume che raccolga tutte le informazioni che sono state approfondite nelle diverse materie scolastiche.

Perché si chiama via Palazzo dei Diavoli?

La prima curiosità che ha stimolato la ricerca degli studenti, ha riguardato l’etimologia del nome della strada. Sono state infatti trovate tre diverse ipotesi sul toponimo: la prima riguarda il fatto che nella via
fosse presente un palazzo all’interno del quale avvenissero riunioni di streghe, la seconda invece evidenzia l’appartenenza del palazzo del XII secolo situato al civico 30 alla famiglia degli Alberti, di nota appartenenza ghibellina e quindi considerati dei “Diavoli”; mentre la terza teoria, più plausibile, riguarda il fatto che in Italia siano presenti numerose strade con questo nome che si caratterizzano per la presenza di una biforcazione finale, che obbliga, come un Diavolo, alla scelta di una strada da prendere.

E la sorpresa: lo stemma non è dei Mannelli

La scoperta che invece ha esaltato i bambini, ha riguardato un errore trovato sui libri. Sì perché nella via è presente quella che era la villa di campagna della famiglia Mannelli, sulla cui facciata è affisso uno stemma che era stato attribuito alla famiglia stessa. In realtà, gli studenti hanno scoperto che lo stemma Mannelli era diverso e grazie all’aiuto dell’insegnante, dell’archivio Ceramelli Papiani, e dei genitori che li hanno accompagnati all’Archivio di Stato di piazza Beccaria, hanno potuto risalire,
in parte, al vero proprietario.

Lo stemma considerato matrimoniale, in quanto suddiviso in due parti da una croce, appartiene a due diverse famiglie: una è rappresentata sicuramente dai Buccetti, che acquistarono la villa alla fine del 1600. Manca purtroppo l’ultimo tassello a chiudere il cerchio, perchè gli alunni, a causa del deterioramento dello stemma, non sono riusciti a capire a chi appartenga l’altra metà. Ma chissà che nei prossimi mesi, i curiosi ed entusiasti alunni della Montagnola, grazie al supporto prezioso delle insegnanti, non riescano a scoprire qualcosa di più...

I "segreti" della Cappellina in un video

Un progetto che va avanti dall'anno scorso, quando l'attenzione degli alunni è stata attratta anche dall'Oratorio di Santa Maria della Querce, detto anche “Cappella dei Mannelli”, un piccolo gioiello seicentesco che conserva alcuni affreschi attribuiti a Paolo Schiavo.

“Parallelamente alle nostre ricerche, sono venuta a conoscenza del bando di concorso indetto dal Miur Le scuole adottano un monumento - spiega la Prof. Cristina Sirigatti -,  una vera e propria occasione per mettere a frutto lo studio che era stato condotto dagli alunni su quel monumento che si nascondeva tra le vie del loro quartiere. Così grazie all’aiuto di noi insegnanti e al sostegno del regista Federico Micali e del coreografo Virgilio Sieni è stato realizzato un video di tre minuti che vedeva protagonisti i 95 piccoli studenti che assumevano le pose e le espressioni dei personaggi raffigurati nei dipinti della cappella.

Scuola primaria montagnola Cappellina

"Questo lavoro – continua Sirigatti – è stato preso molto sul serio dai bambini che si sono fin da subito impegnati per la buona riuscita del video, ma l’elemento vincente che è emerso è stato riuscire a trasformare un percorso interdisciplinare in un percorso interculturale, a cui hanno preso parte tutti gli studenti, compresi quelli di religioni diverse. La nostra vittoria quindi non è stata rappresentata solo nella medaglia d’argento che ci siamo portati a casa, ma anche nell’essere riusciti ad includere tradizioni diverse”.

Il video è stato pubblicato sul sito www.atlantemonumentiadottati.it ed è stato anche proiettato sulla facciata di un palazzo del quartiere in occasione dei “Cantieri Culturali Isolotto”.

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