martedì 21 agosto 2018

La mostra "slow" dell'artista fiorentina

In programma fino al 25 luglio a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea la personale di Lisa Batacchi "The time of discretion", che ha portato a Firenze il frutto del suo lavoro tra Cina e Mongolia.
La redazione

Un tempo per conoscere, per parlare, per scoprire. Un tempo per nascere, per crescere, per morire. E' il frutto di un lungo periodo passato con il popolo Hmong tra la Mongolia e il sud della Cina quello che l'artista Lisa Batacchi presenta nella mostra "The Time of discretion - Chapter One" in programma a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea fino al 25 luglio. L'esposizione, curata da Veronica Caciolli, è l'ultima del ciclo Global Identities: Postcolonial and Cross-cultural Narratives diretto da Valentina Gensini, direttrice artistica dello spazio. 

Le opere in mostra

La mostra consta di due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e di circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici.
 

In viaggio verso il villaggio del popolo Hmong

Il progetto prende le mosse dalla partecipazione di Lisa Batacchi alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l'antico popolo dei Hmong (originario dell’area siberiano-mongolica), osserva quotidianamente una ritualità tradizionale.
 

Dalla tenda tinta ad indaco alla grande tenda

Custodisce in particolare una pratica specifica, considerata divinatoria, quella della tintura naturale ad indaco. Una grande tenda così realizzata dall’artista, manualmente, con lentezza e discrezione, assieme alle donne Hmong, è stata in seguito trasportata in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, per la performance di inaugurazione della Biennale. Il cavallo-mucca rappresentato, espone una simbologia derivata da un oracolo cinese della tradizione classica, interrogato preliminarmente dall’artista, le cui sentenze sono governate da una logica di casualità, attraverso il lancio ripetuto di monete. Una casualità intesa evidentemente come non casuale ma segretamente determinata, regola anche deliberatamente, il comportamento progressivo di Lisa Batacchi.
 
Una successiva esperienza presso questo popolo le ha permesso la tintura di un altro tessuto, che attinge ancora ai significati espressi nel quarantesimo e nel secondo esagramma dell’I-Ching (La liberazione - Il ricettivo).  A questi, si affiancano in mostra ulteriori venti lavori multimediali, prodotti per questa esposizione e mostrati in anteprima per lo spazio de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.
 

Le collaborazioni con le maestrie italiane e il maxi amuleto

La collaborazione con differenti tipi di maestrie, attività che caratterizza una delle direzioni del progetto, è stata estesa dall’artista anche al territorio locale, dapprima nella città di Firenze, dove attraverso gli antichi telai della Fondazione Arte della Seta Lisio, ha potuto realizzare cinque arazzi in tessuto. Un toli, amuleto usualmente indossato e utilizzato dagli sciamani mongoli, è stato invece riprodotto su larga scala, a fini performativi oltre che espositivi, in parternship con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Un nuovo lavoro tessile tinto a guado (antico colore vegetale) verrà realizzato durante l’estate assieme a Natural Color Culture nelle Marche e presentato in anteprima a Le Murate il prossimo 4 settembre. 

Le fotografie e le riprese video

La mostra è inoltre arricchita da quattro serie fotografiche che da una parte documentano la performance svolta per la Land Art Mongolia Biennal, il backstage materiale di questo primo capitolo e da una raccolta che rappresenta la bellezza, la persistenza della tradizione e la fragilità di un mondo parzialmente isolato, alle soglie della globalizzazione ma ancora magicamente possibile. Travel Notes, una selezione di riprese video registrate tra il 2016 e il 2017, ripercorre le tappe paesaggistiche, relazionali e culturali della Mongolia, dell’Inner Mongolia e della Cina meridionale, in cui poesia, immaginari e narrazioni si confondono. 
 
6 giugno 2018
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